In un grande studio vuoto, due creativi ragionano sulla forma da dare a uno spettacolo ideale che metta insieme la magia del cinema e la passionalità del teatro.

Lui è visionario, creativo, pazzerello, incoerente, svagato, un poeta distratto. Non ama troppo le parole, si esprime per immagini. È il Regista.

Lei ragiona un passo alla volta, ha bisogno di concretezza. Precisina, tagliente, realistica, a suo modo buffa, a volte antipatica, spesso è la sua salvatrice. È l’Assistente di produzione. (gli aiuto regia difficilmente mettono in discussione il regista, essendo al loro comando). Possono avere nomi reali. Si conoscono da molto tempo, e il loro è un sodalizio alla Sandra e Raimondo.
(in alternativa, due potrebbero essere due entità astratte, ad esempio il Film e la Parola)

I due hanno modi completamente diversi di lavorare: lui elabora sogni, passa da un’atmosfera all’altra, rievoca i grandi maestri del cinema, i film musicali più famosi, e li mescola tranquillamente ai personaggi Disney; lei si arrabatta per definire un trama coerente e motivata, per organizzare una storia in cui personaggi concreti passino da una scena all’altra secondo un processo logico e ben definito.

Ogni volta che lui propone una sua idea, è talmente bravo a descriverla che la scena prende immediatamente forma intorno a loro; lei ascolta con attenzione, poi esprime le sue critiche, e propone la sua versione, in maniera così precisa da evocarla nello stesso modo.

I due ipotizzano così una sequenza di numeri musicali, venendone variamente coinvolti; si confrontando, battibeccano, litigano, si riconciliano, mentre creano (o ricreano) scene divertenti, animate, suggestive, fino a concludere che cinema e teatro sono solo specchi di dimensioni diverse, ma riflettono entrambi, ciascuno a modo suo, la varietà dei sentimenti.

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